Garnett aveva detto no a Boston. Poi la storica franchigia ha preso Ray “He got game” Allen da affiancare a Paul Pierce ed ecco che Garnett ci ha ripensato. Ed ora ci ritroviamo con i Celtics che diventano automaticamente grandi favoriti ad Est e con possibilità di vincere l’anello dopo anni di vacche magre.
Non c’è che dire, Danny Ainge ne esce come il gran vincitore di questo mercato NBA. Ha trasformato la franchigia prendendo uomini di grande spessore e pronti a vincere subito.
E tutto questo con grande pace di Kobe Bryant che vede andare altrove il giocatore che in molti avevano indicato come possibile “salvatore della patria” per riportare i Lakers tra i grandi protagonisti dei playoff. Per inciso, dopo le esternazioni del numero 24 gialloviola mi sarei atteso che i Lakers facessero di tutti per portare un grande nome in California, ma per il momento tutto è fermo, e il rischio che la prossima stagione sia l’ultima del figlio di Joe “Jellybean” Bryant a Los Angeles diventa sempre più reale.
Ma torniamo a Boston. L’unica altra squadra a poter schierare 3 grandi stelle in quintetto è occhio e croce San Antonio con il trio Duncan-Ginobili-Parker. Boston risponderà con Garnett-Pierce-Allen. Tutte le altre 28 squadre della lega hanno al massimo 2 stelle, molte solo una, e non così ben assortite. Tra l’altro parliamo brevemente delle caratteristiche dei tre biancoverdi. Garnett grandissimo giocatore a due dimensioni. Grande gioco interno e grande capacità di giocare fuori. Pierce e Allen grandi esterni ma con caratteristiche diverse che si possono ben fondere. Pierce più palla in mano, Allen bravissimo a giocare senza palla e liberarsi sfruttando blocchi per rilasciare il suo stilisticamente perfetto tiro.
Insomma, che signora squadra Boston!!
Chiudo con una considerazione ulteriore sul fatto che solo 2 squadre abbiano 2 stelle, mentre le altre riescono ad averne a mala pena una. Ha indubbiamente ragione coach Dan Peterson quando lamenta l’eccessivo numero di squadre, ben 30. Con 30 squadre, 12 giocatori per squadra, il talento risulta inevitabilmente diluito. I grandi Celtics di Russel avevano 6-7 all-star, gente da hall of fame, così i Lakers dello showtime. Tutti i migliori erano lì a sfidarsi. Ora con 30 squadre vi sono anche tanti che un tempo non avrebbero avuto nemmeno mezza possibilità nell’NBA. E tutto questo va a discapito dello spettacolo. Prendiamo il solito esempio di coach Dan: ipotiziamo che il Texas abbia una singola squadra. Fondiamo banalmente Spurs con Houston Rockets. Cosa tireremmo fuori? Un quintetto base con Parker - Ginobili - McGrady - Duncan - Yao. Fantastico!
Va beh, ora non vedo l’ora che la stagione inizi per vedere Boston come se la caverà.
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